Complotto inglese contro Mario Draghi, "come lo vogliono far fuori": ombre sulla Nato, un gioco sporco

C'era un tempo in cui l'Italia avrebbe potuto senza troppe resistenze aggiudicarsi la guida della Nato, un tempo in cui la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell'Unione annunciava la nascita della Difesa europea, e in cui Macron, che contava di assumere la guida della nuova armata nostrana, definiva l'Alleanza Atlantica in «stato di morte cerebrale». Era appena lo scorso anno e il posto dell'uscente Jens Stoltenberg si pensava potesse andare pure a uno sbiadito Letta o addirittura alla Mogherini. In fondo per Macron, e pure per Berlino, meglio un candidato dell'Italia dell'amico Draghi che uno dell'Inghilterra della Brexit, il cui premier al posto del norvegese avrebbe voluto vedere addirittura Theresa May, la donna che quella Brexit non riusciva proprio a farla e di cui Johnson prese brutalmente il posto.     CANDIDATURE IMBARAZZANTI Questa era la considerazione che in Europa si aveva della Nato fino a che l'invasione di Putin in Ucraina non ha cambiato tutto. Dalla morte cerebrale la Nato è improvvisamente risorta, tornata ad essere il centro di gravità permanente della difesa dell'Occidente, l'istituzione attorno alla quale ruotano le sorti della sicurezza mondiale. Tutti vogliono entrarci, tutti ora, Germania compresa, vogliono offrire alla sua causa quel benedetto 2% del Pil che nessun Stato Ue in passato ha mai voluto dare. Dell'esercito europeo non si parla più, se non di qualcosa che sta ben dentro l'Alleanza Atlantica, e ovviamente il fatto che una Mogherini qualsiasi subentri allegramente allo stimato Stoltenberg non viene più accettato con troppa simpatia. Anche l'Italia ha cercato di adattarsi al cambiamento e dall'ex lady Pesc o Letta si è passati direttamente a Draghi, fresco di endorsement che l'ignaro (nel senso di persona non adeguatamente informata dei fatti) Biden sembra avergli attribuito in merito in quanto colui che «ha unito Nato ed Europa».     Ma anche se il presidente americano intendesse proprio quello che alcuni nostri giornali hanno liberamente interpretato, il nostro premier come futuro leader della Nato dovrà vedersela con Johnson, ancora più fermo nel suo proposito di accaparrarsi l'ambita poltrona, anche se probabilmente non più con la May come candidato ufficiale, e perfino con Macron che nel frattempo ha cambiato radicalmente idea. Non che il presidente francese non abbia stima di Draghi, anzi, tra i due c'è intesa reciproca ma non abbastanza perché un borioso transalpino lasci la "rinata" Nato a un italiano. Ecco che allora sia a Bruxelles che a Londra è cominciata a circolare la voce che un italiano al cui governo partecipano personaggi dalle posizioni equivoche (nel senso della guerra e della Russia ovviamente) come Salvini e Conte in questo momento non può ambire alla segreteria dell'Alleanza Atlantica. Si fa notare la contraddizione politica, la debolezza che una leadership del genere porterebbe in dote all'alleanza militare per cui e in nome di cui si fa la guerra.     LINEA PACIFISTA Gli inglesi in particolare sottolineano anche il fatto che Draghi si è presentato a Washington con una linea decisamente troppo pacifista, per carità non certo filorussa, ma che potrebbe portare acqua al mulino di Putin. «Gli europei chiedono pace, bisogna usare ogni canale», ha detto il nostro premier a Biden davanti al caminetto dello studio ovale; «Continuiamo ad essere aperti ad una soluzione diplomatica in Ucraina ma non vediamo nessun segnale da parte della Russia che voglia impegnarsi in questo percorso», ha risposto per il presidente Usa la sua portavoce, Jen Psaki. La posizione di Macron rispetto a quella di Johnson è decisamente più vicina a quella di Draghi, anche e soprattutto il presidente francese crede che attualmente l'unica uscita dal conflitto sia il dialogo, ma per sedersi al tavolo delle trattative serve un segretario della Nato forte, non uno il cui Paese è sotto ricatto di leader politici, in particolare Conte, che seguono gli umori dei sondaggi. E che approfittano della situazione proprio per mettere in imbarazzo il premier.

Complotto inglese contro Mario Draghi, "come lo vogliono far fuori": ombre sulla Nato, un gioco sporco

C'era un tempo in cui l'Italia avrebbe potuto senza troppe resistenze aggiudicarsi la guida della Nato, un tempo in cui la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell'Unione annunciava la nascita della Difesa europea, e in cui Macron, che contava di assumere la guida della nuova armata nostrana, definiva l'Alleanza Atlantica in «stato di morte cerebrale». Era appena lo scorso anno e il posto dell'uscente Jens Stoltenberg si pensava potesse andare pure a uno sbiadito Letta o addirittura alla Mogherini. In fondo per Macron, e pure per Berlino, meglio un candidato dell'Italia dell'amico Draghi che uno dell'Inghilterra della Brexit, il cui premier al posto del norvegese avrebbe voluto vedere addirittura Theresa May, la donna che quella Brexit non riusciva proprio a farla e di cui Johnson prese brutalmente il posto.

 

 

CANDIDATURE IMBARAZZANTI
Questa era la considerazione che in Europa si aveva della Nato fino a che l'invasione di Putin in Ucraina non ha cambiato tutto. Dalla morte cerebrale la Nato è improvvisamente risorta, tornata ad essere il centro di gravità permanente della difesa dell'Occidente, l'istituzione attorno alla quale ruotano le sorti della sicurezza mondiale. Tutti vogliono entrarci, tutti ora, Germania compresa, vogliono offrire alla sua causa quel benedetto 2% del Pil che nessun Stato Ue in passato ha mai voluto dare. Dell'esercito europeo non si parla più, se non di qualcosa che sta ben dentro l'Alleanza Atlantica, e ovviamente il fatto che una Mogherini qualsiasi subentri allegramente allo stimato Stoltenberg non viene più accettato con troppa simpatia. Anche l'Italia ha cercato di adattarsi al cambiamento e dall'ex lady Pesc o Letta si è passati direttamente a Draghi, fresco di endorsement che l'ignaro (nel senso di persona non adeguatamente informata dei fatti) Biden sembra avergli attribuito in merito in quanto colui che «ha unito Nato ed Europa».

 

 

Ma anche se il presidente americano intendesse proprio quello che alcuni nostri giornali hanno liberamente interpretato, il nostro premier come futuro leader della Nato dovrà vedersela con Johnson, ancora più fermo nel suo proposito di accaparrarsi l'ambita poltrona, anche se probabilmente non più con la May come candidato ufficiale, e perfino con Macron che nel frattempo ha cambiato radicalmente idea. Non che il presidente francese non abbia stima di Draghi, anzi, tra i due c'è intesa reciproca ma non abbastanza perché un borioso transalpino lasci la "rinata" Nato a un italiano. Ecco che allora sia a Bruxelles che a Londra è cominciata a circolare la voce che un italiano al cui governo partecipano personaggi dalle posizioni equivoche (nel senso della guerra e della Russia ovviamente) come Salvini e Conte in questo momento non può ambire alla segreteria dell'Alleanza Atlantica. Si fa notare la contraddizione politica, la debolezza che una leadership del genere porterebbe in dote all'alleanza militare per cui e in nome di cui si fa la guerra.

 

 

LINEA PACIFISTA
Gli inglesi in particolare sottolineano anche il fatto che Draghi si è presentato a Washington con una linea decisamente troppo pacifista, per carità non certo filorussa, ma che potrebbe portare acqua al mulino di Putin. «Gli europei chiedono pace, bisogna usare ogni canale», ha detto il nostro premier a Biden davanti al caminetto dello studio ovale; «Continuiamo ad essere aperti ad una soluzione diplomatica in Ucraina ma non vediamo nessun segnale da parte della Russia che voglia impegnarsi in questo percorso», ha risposto per il presidente Usa la sua portavoce, Jen Psaki. La posizione di Macron rispetto a quella di Johnson è decisamente più vicina a quella di Draghi, anche e soprattutto il presidente francese crede che attualmente l'unica uscita dal conflitto sia il dialogo, ma per sedersi al tavolo delle trattative serve un segretario della Nato forte, non uno il cui Paese è sotto ricatto di leader politici, in particolare Conte, che seguono gli umori dei sondaggi. E che approfittano della situazione proprio per mettere in imbarazzo il premier.